domenica 22 febbraio 2009

Raciti: Franceschini sarà anche segretario dei Giovani Democratici


'Sara' anche il nostro segretario e gli auguro buon lavoro, convinto che sapra' affrontare le difficili sfide che nelle prossime settimane ci attendono'. Lo afferma Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici, commentando l'elezione di Dario Francescini a segretario del Partito Democratico.
Secondo Raciti, 'ripartire dall'Ulivo, superare i limiti di questi mesi, rielaborare una piattaforma politica a partire da una lettura attenta della crisi che ha travolto le nostre societa' ed a cui la risposta e' stata fin'ora affidata alla destra, e' quanto dovremo provare a fare insieme, con lo sforzo di tutti'.
'I Giovani democratici - conclude - a questo sforzo parteciperanno con la propria voce e le proprie idee'

da www.partitodemocratico.it

Libero, elegia del fascismo


Una prima pagina inquietante: dall'apologia all'elegia del fascismo. Il titolo: Marcia sulle banche. Catenaccio: "Berlusconi a sorpresa lancia la proposta di nazionalizzare gli istituti. Come fece Mussolini che salvò l'Italia...." Non bastasse, a corredo, c'è una vignetta di Benny (omen nomen) in cui il capo del governo è rappresentato come un gerarca: maglia nera, fez con aquila appollaiata sul fascio, mascella volitiva. Insomma, il quotidiano di Feltri lo dice chiaro: Berlusconi è come il duce. Senza giri di parole. Naturalmente Palazzo Chigi non commenta, non smentisce. Segno che il paragone non disturba affatto il presidente del Consiglio. Che in effetti, dal ventennio, non ha mai preso le distanze.
Non basta. Sul tema della nazionalizzazione delle banche, a pagina 6 c'è un articolo di Nino Sunseri. Il titolo è "La mossa del Duce che mise in salvo l'economia italiana". Ecco l'attacco del pezzo: "L'idea dello Stato banchiere non è proprio nuovissima. L'aveva già avuta settantasei anni fa un altro cavaliere. Si chiamava Benito Mussolini e non si può certo dire che fosse meno noto di Silvio". No, non si può dire fosse meno noto, tristemente noto. In ogni caso il paragone è calzante e se lo scrive "Libero" c'è da crederci. Allarme, son fascisti. E non fanno nulla per nasconderlo. Anzi, per loro è motivo d'orgoglio.


Da L'Unità on line
20 febbraio 2009

venerdì 20 febbraio 2009

Fammiscegliere.com

Mi prendo personalmente, come Ilaria Visani, la responsabilità di inserire nel blog del Circolo il banner del sito www.fammiscegliere.com che promuove un manifesto per l'autodeterminazione dell'individuo e la libertà di scelta.
Questo è il loro manifesto:
"Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita.
Diciamo “fammi scegliere” perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d’incoscienza.
Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di scelta.
Mettiamo al centro l’esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi.
L’adesione alla campagna si concretizza nell’esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati.
Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro.
E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana.
Fammi scegliere, voglio il testamento biologico, voglio una buona legge."

Visto che ormai nessuno più entra, legge, o men che meno interviene sul blog, mi sono personalmente presa questa responsabilità.
Se qualcuno ha qualcosa in contrario basta dirlo e lo tolgo immediatamente fino alla prossima riunione di Circolo. Nel tal caso ne discuteremo e decideremo il da farsi...

Grazie per la lettura.

Ilaria

lunedì 29 settembre 2008

Intervento del sindaco in Consiglio Comunale

LINEE PROGRAMMATICHE PER IL MANDATO AMMINISTRATIVO DEL QUINQUENNIO 2005/2010 DEL COMUNE DI FAENZA: RELAZIONE DI VERIFICA
Sig. SINDACO: “Saluto tutti.
Risponderò, entrerò nel merito di alcune questioni di dettaglio che i diversi consiglieri hanno rilevato, ma dopo aver fatto un ragionamento complessivo ed una riflessione che mi deriva da una serie di punti che trasversalmente sono stati toccati da diversi consiglieri e quindi non soltanto di una parte politica. Intanto credo che discutere quando si parla delle linee programmatiche del Comune e la loro attuazione, dello stato dell’arte dell’Amministrazione, anche delle relazioni che il Comune inevitabilmente presenta nei confronti di altri livelli istituzionali e quindi delle decisioni e delle discussioni che a quei livelli si fanno, non credo sia parlar d’altro e non credo sia un fuori tema. Del resto voi vedete come, al di là di alcuni argomenti mediatici molto dibattuti in questi giorni, un tema si sta fortemente presentando alla discussione politica del nostro Paese, un tema che fra l’altro io, nella mia introduzione auspicavo, che è quello del federalismo fiscale e quindi credo che entrare nel merito di queste questioni e dei riflessi che questo può avere, ovviamente non solo a Faenza, ma sulle politiche e sulle risorse e le finanze degli enti locali, credo sia una questione di grande attualità e che ci riguarda da vicino. Ci riguarda da vicino, anche perché, per fare un esempio, voi avete più volte lamentato, soprattutto i consiglieri di minoranza, i ritardi nei
pagamenti ai fornitori del Comune, che sapete essere legati al Patto di Stabilità.
Ora lo spostamento dell’incasso da parte dei Comuni dell’I.C.I. sulla prima casa, che è stata azzerata come tassa per i cittadini, ma promessa come rimborso da parte dello Stato, bene che vada, come hanno scritto nella legge, questo deve avvenire entro i 60 giorni, speriamo, vedremo, perché ovviamente ad oggi non si sa nulla, però se noi eravamo in ritardo già il 16 giugno, che è la data di scadenza per la riscossione dell’I.C.I., la prima tranche dell’I.C.I., evidentemente quei diversi milioni di euro legati all’incasso sull’I.C.I. della prima casa, che arriveranno al Comune, se va bene dopo due mesi, allungheranno di due mesi quei possibili pagamenti ai fornitori. Quindi vedete che dopo non è che si può far finta che qui si vive su un’isola deserta e tutto quello che avviene intorno, soprattutto agli altri livelli istituzionali, sia ininfluente, anzi negli ultimi anni credo, e non sono l’unico amministratore a dire questo, la politica dello Stato rispetto agli enti locali è stata una politica di progressivo impoverimento e dico la politica dello Stato. Non voglio fare neanche troppi riferimenti politici, perché in effetti ci sono state delle tendenze che da tempo stanno venendo avanti indipendentemente dal susseguirsi di diversi governi. Ecco quindi che dobbiamo non solo parlarne, ma stare molto attenti a quella discussione. Finalmente l’ANCI che, per la verità, non sempre brilla di grande vita propria, di grande dinamismo, sta battendo un colpo e su questi temi sta affermando anche la necessità che vi sia un ruolo dei Comuni, perché il rischio è che si parli di un federalismo tutto di tipo regionalista, che finirebbe forse per non risolvere anche le problematiche degli enti locali, che sono poi i soggetti che alla fine forniscono i servizi diretti ai cittadini, perché tranne la sanità, che è pagata, dalle regioni, tutti gli altri servizi alla fine finiscono per transitare dal Comune, quindi vedete che anche il tipo di federalismo fiscale che può venire avanti ci deve assolutamente interessare. Detto questo, io credo di poter evidenziare un tema, che è un tema complesso e che mi sembra molto condiviso e percepito come tema centrale di questi anni e del prossimo futuro a Faenza, che è quello del binomio sviluppo-innovazione. Stiamo prendendo atto che i nostri modelli di sviluppo presentano tutta una serie di crepe, che abbiamo bisogno di incentivarne dei nuovi, oltre che rafforzare, quand’è possibile, quello esistente e che nel farlo abbiamo assolutamente bisogno di essere innovativi e di puntare su quelle produzioni che possono essere consone ad una società evoluta come la nostra, che sempre meno saranno le produzioni “pesanti” e sempre più saranno produzioni legate ad un altro valore aggiunto dal punto di vista dell’innovazione. Ora, questo credo sia un orizzonte condiviso perlomeno nella sua definizione, poi se sfrondiamo il dibattito dalla retorica, forse in parte fisiologica, che fa dire alla maggioranza ed in particolare agli amministratori che le scelte fatte sono tutte giuste e che fa dire quasi sempre alla minoranza che le scelte fatte sono tutte sbagliate, forse possiamo trovare dei ragionamenti comuni che ci possono convincere su alcune linee di sviluppo. Io non credo che si possa pensare anche a nuovo sviluppo senza accettare delle novità, degli investimenti, delle innovazioni, dei nuovi insediamenti, però, per un motivo o per l’altro, credo che non soltanto a livello politico, ma spesso anche a livello sociale, c’è diffidenza rispetto alle trasformazioni. Allora, se per esempio noi vogliamo la logistica e tendiamo a rendere diciamo complicato il ragionamento sul traffico pesante, o almeno in certe zone, è evidente che facciamo fatica a pensare a questo. Certo parlare di logistica significa inevitabilmente un impegno forte per la realizzazione anche delle piattaforme di smistamento e quindi per una struttura come quella dello scalo merci, ma significa comunque confrontarsi con le infrastrutture e con quello che le infrastrutture portano, ma è soltanto un esempio, per dire che credo che almeno stiamo partendo tutti dalla considerazione che a stare fermi oggi i problemi saranno sicuramente maggiori. E credo sia anche abbastanza condiviso un fatto, quello cioè che lega il modello di sviluppo alla necessità dell’innovazione. Allora io su questo credo di voler affermare un pensiero abbastanza semplice e che comunque tiene legati
all’innovazione dei temi che non sono soltanto prettamente economici. Ora l’innovazione nessuno la fa né per decreto, né per acquisto, la fa perché, all’interno delle aziende, nel tessuto sociale, nel tessuto economico ci sono energie che vanno in quella direzione, quindi ci sono persone vocate all’innovazione e sufficientemente preparate per poterla portare avanti. Ci sono imprenditori che percepiscono questo dato come quello strategico delle loro imprese, ci sono amministrazioni che questi modelli, per quanto possibile, cercano di favorire, attraverso sicuramente per esempio la facilità degli insediamenti e quindi anche il costo delle aree, qualcuno, mi sembra anche il Cons. Gaddoni parlasse del problema del costo delle aree industriali. Ora interventi in questo senso anche sul piano normativo sono stati fatti, in alcune urbanizzazioni di prossima realizzazione noi riceveremo come Amministrazione delle aree già lottizzate e destinate appunto a fini produttivi che potremo collocare sul mercato per l’artigianato, per l’innovazione, lo decideremo noi ovviamente, cioè lo deciderà l’Amministrazione Comunale a prezzi che verranno decisi in modo molto calmierato rispetto al mercato, anche perché queste aree arrivano gratuitamente nel patrimonio dell’Amministrazione Comunale, quindi su questo tipo di cose una risposta si può dare. Ma il tema dell’innovazione è sicuramente più complesso ed uno degli elementi che favorisce la presenza di
innovatori è certamente un clima culturale ed una mentalità della comunità che queste presenze favorisce. Per questo io credo che ad un esempio un ragionamento come quello dell’Università sia estremamente importante, perché quando in una città
arrivano persone come dovrebbe essere il caso di Faenza, fra l’altro già formate in modo alto, perché già in possesso di laurea di primo e di secondo livello, inevitabilmente portano livelli di confronto che alzano la qualità anche della comunità da questo punto di vista, soprattutto dal punto di vista intellettuale. Quando parliamo di cultura io credo che dobbiamo stare attenti a polemizzare, come spesso succede, sui costi della cultura, la cultura è l’elemento di base più importante per favorire, per incentivare il tema dell’innovazione all’interno di una comunità, perché sono le comunità ad alto tasso di cultura e di formazione che presentano ovviamente il maggior numero di innovatori. Questa è una grande scommessa che dobbiamo fare e che dobbiamo continuare a portare avanti per degli anni, perché non è pensabile che questo avvenga con una scelta un giorno per quel giorno e di lì in avanti, ma avviene con un percorso, un percorso sul quale si mostra tenacia, sul quale non si deflette e che diventa un percorso visibile in città ed all’esterno della città. Questo credo sia il tema di fondo sul quale questa Amministrazione e le
prossime, anche perché il mandato di questa Giunta e di questo Consiglio Comunale si avvia inevitabilmente alle ultime scelte e quindi alcuni percorsi possono essere abbozzati, ma non possono essere interamente incanalati o concretizzati, quindi c’è un pezzo di strada che non spetterà a questa Amministrazione e tuttavia bisogna durare per un tempo ben maggiore di quello che manca alla fine di questa legislatura, insistere sui temi della cultura, dell’innovazione, della qualità della formazione se si vuole veramente fare di Faenza una città dove parlare di nuove tecnologie, parlare di prodotti ad elevato livello intellettuale abbia un senso.
Ecco questa è la mia opinione. Credo che su questa linea generale sia possibile una condivisione ampia, anche perché ho sentito molte valutazioni che guardano ad esempio al tema del polo tecnologico, dell’incubatore, di quello che sta avvenendo nel Parco Torricelli con interesse, perché può essere una delle opportunità.
Certo non dobbiamo essere così naif da pensare che semplicemente una struttura creata dalle istituzioni sia in grado di produrre questo, però può essere uno dei tanti tasselli, uno dei tanti elementi che, insieme ad altri, concorre ad indirizzarsi su quella strada. E’ una strada, secondo me, necessaria se vogliamo dare un futuro alla nostra città, anche perché credo che avesse ragione la prima affermazione che ha aperto questo dibattito, che è stata dal Cons. Tini e che diceva: “Scordiamoci di vedere nei prossimi anni un livello di introiti di oneri di urbanizzazione come quello degli anni recenti”. Questo lo sappiamo, dobbiamo esserne consapevoli e dobbiamo impostare politiche finanziarie che facciano sì che il Comune possa gestirsi anche in periodi dove tutto questo non avverrà. Ecco perché un tema
come quello di dove finiscono le tasse dei cittadini non è un tema peregrino. Alcune questioni invece di dettaglio. Certamente, per esempio quando si parla dello sviluppo e della situazione economica del nostro territorio, oltre a citare i casi che abbiamo tutti in mente, recenti, di alcune aziende che hanno addirittura chiuso l’attività e che hanno comportato un impoverimento del tessuto economico, credo che non dobbiamo dimenticare lo scenario di fondo in cui si sta muovendo il settore agricolo. Mi sembra lo citasse il Cons. Bucci, è ovvio che questo è un dato da seguire con grande attenzione perché questo è un settore che storicamente ha prodotto parte significativa del reddito del comprensorio, anche se, dal punto di vista dell’occupazione, già negli ultimi 20-25 anni si è andato progressivamente impoverendo, non è impoverito come reddito complessivo semmai, ma si è impoverito dal punto di vista degli addetti. Negli anni ‘70 noi avevamo credo una percentuale fra il 25 e il 30% di addetti in agricoltura sull’occupazione complessiva, oggi questa percentuale è ridotta al 9% e senza che vi siano state crisi complessive, per tante ragioni, anche perché molte famiglie non riescono a dare continuità in quel settore all’attività agricola e poi, negli ultimissimi anni, si sono inseriti dei meccanismi di crisi di settore che ovviamente rendono tutto questo ancor più difficile. Cosa dobbiamo fare?
Credo che quello che ci compete è cercare di favorire quelle scelte che condividiamo come scelte che possono aiutare il settore a darsi una prospettiva, per cui se alla fine la scelta dovrà essere quella di un ridimensionamento del numero dei fondi, perché sarà più competitivo un accorpamento, credo che all’Amministrazione Pubblica dovranno essere chieste quelle scelte di prospettiva ad esempio sul Piano Urbanistico che favoriscano quella scelta piuttosto che le scelte opposto, perché se no non daremmo una mano al settore. Questo è uno degli argomenti che si discuterà non solo nella Conferenza Economica, ma anche con le associazioni agricole, con i
rappresentanti di quel mondo nella discussione sul Piano Strutturale, però è chiaro che per Faenza, ancor più della ceramica, questo rappresenta un settore di reddito forte, ha sempre rappresentato un settore di redditi in crescita forte. Certo la ceramica ci rende più famosi nel mondo, anche perché l’agricoltura si fa da molte parti e la ceramica da molte meno, però dal punto di vista della sostanza economica noi parliamo sempre di ceramica, forse credo che dobbiamo avere un occhio, e non soltanto un occhio, molto attento, appunto al settore agricolo, che è comunque per Faenza un settore tradizionale, vista la fertilità della zona in cui ci troviamo a vivere. In un momento di difficoltà economica diventa forse ancora più straordinariamente importante il dato delle politiche di comunità e cioè questo dato caratteristico delle nostre zone, perché non è un dato caratteristico di tutt’Italia, che fa sì che vi sia ancora una forte identità comunitaria e cioè vi
sia una voglia di partecipare alla vita pubblica, o meglio alla vita civica nelle sue varie forme, e quindi non sono solo quelle dell’espressione di un pensiero politico della mobilitazione per i partiti, ma sono quelle del volontariato, che noi sappiano essere estremamente ricco e variegato nella nostra città, che possono dare un senso di aiuto reciproco che credo sia importante nei momenti in cui, come questo momento storico, le crisi portano spesso le persone a rinchiudersi nel loro pessimismo ed a guardare le cose da un punto di vista troppo spesso individuale.
Ora guardare le cose da un punto di vista individuale per qualcuno può significare ovviamente un motivo di crescita, per i più certamente non significa un bene complessivo e quindi avere ancora questa voglia di vita di comunità indipendentemente, ripeto, dalla connotazione politica, credo sia un aspetto che debba essere ancora sostenuto da parte dell’Amministrazione Comunale. Vedo una valutazione in questo senso anche qui abbastanza trasversale. Devo dire che il Comune di Faenza è comunque un Comune che, per l’associazionismo, sta facendo molto. Ogni tanto ci sono le discussioni, le polemiche tra i finanziamenti a pioggia o quelli che qualcuno preferisce definire clientelari, ecc., però se andate a vedere l’elenco delle associazioni e, soprattutto, se andate a vedere la mole di strutture che una città come Faenza da tempo sta cercando di mettere a disposizione del mondo associativo, e non parlo solo dei Rioni, parlo di strutture come la Casa delle Associazioni, che non si ritrova tanto di frequente, cioè è più facile un patrimonio immobiliare valorizzarlo soprattutto in momenti difficili sul piano che so commerciale, no? Eppure a Faenza la quasi totalità delle associazioni ha sede spesso in un locale pubblico, del Comune, nel quale ovviamente riesce a vivere in modo molto più tranquillo e sicuro di quanto non potrebbe essere in una situazione privata. Questo credo sia un modo intelligente - e ripeto non l’abbiamo inventato noi perché questa è una tradizione che viene avanti già da un po’ di tempo - per supportare quelle energie che, soprattutto in questi momenti, diventano straordinariamente importanti e decisive. Da questo punto di vista un tema abbastanza fine, che è quello della partecipazione, ovviamente in una città come Faenza, che ha visto l’esperienza del decentramento, si scontra oggi con delle norme che, di fatto, lo impediscono nelle forme istituzionali. Questa volta è stato il Governo Prodi a deciderlo, quindi non faccio una critica ovviamente al Governo attuale. Allora potrebbe sembrare paradossale che, nel momento in cui noi attiviamo la Consulta per i cittadini stranieri, che credo sia una cosa importante e che
comunque riguarda la città nel suo complesso e non solo nelle sue parti, noi non affrontiamo con attenzione anche il tema di una partecipazione ampia dei faentini. Forse, anzi necessariamente, deve essere rimodulata in altre forme, perché nelle forme istituzionali che abbiamo conosciuto fino ad oggi, non è possibile, ma credo possa essere uno degli elementi di discussione e di decisione della restante parte della nostra vita amministrativa. Alla scadenza del Consiglio Comunale, quindi di questo mandato, nel bene o nel male noi avremo comunque deciso qualcosa, perché se non decidiamo niente non potremo fare elezioni, non metteremo nessuno e chiuderemo quell’esperienza e questa è comunque una decisione, oppure vediamo - e sarà uno degli argomenti che affronteremo da settembre, e credo siate d’accordo di affrontarlo - se riusciamo ad individuare forme di partecipazione che coniughino, come hanno saputo fare le circoscrizioni, o i quartieri, a seconda di come vogliamo
chiamarli, in questi anni, la territorialità con la partecipazione democratica. Noi dobbiamo evitare il rischio, in una città dove l’associazionismo di tutti i tipi - e l’associazionismo è sempre positivo in sè - è così forte, che siano i mondi associativi a diventare gli interlocutori democratici, cioè i mondi associativi sono interlocutori privilegiati di una comunità politica; certamente non possono assumere il ruolo di interlocutori democratici, perché non hanno dietro sè la validazione di una carica elettiva, quindi di una scelta democratica di tutti i cittadini, anche di quelli che non vogliono associarsi, ma hanno ugualmente il diritto di essere rappresentati e di fare sentire la loro voce. Ecco perché quell’esperienza, secondo me, era comunque ed è fino ad oggi un’esperienza estremamente positiva. Io credo che i temi fondamentali siano questi. Le infrastrutture sono un argomento di cui discutiamo ovviamente con grande frequenza e quindi mi sembrano meno decisive in questa discussione, anche se sono decisive quando si parla di qualità della vita e, soprattutto, anche di modelli di sviluppo, perché senza le infrastrutture tutto questo non sarebbe possibile. Ho preferito concentrare le riflessioni su questi argomenti di sfondo, su questi argomenti di strategia di comunità che mi sembrano quelli più importanti che oggi ci stanno davanti, perché investono il tema anche della mentalità di una comunità. Il tema della mentalità è il tema decisivo, perché
presentarsi di fronte a questa crisi con la voglia di fare delle cose, quindi di uscirne in avanti è un atteggiamento; presentarsi di fronte a questa crisi in termini difensivi è l’atteggiamento opposto. Ora, dal punto di vista morale, non c’è nessuna scala di giudizio, dal punto di vista politico io credo che la scelta fra questi due modelli sia profondamente diversa e che, soprattutto quando il mondo impone delle trasformazioni, bisogna stare nella parte avanti delle carrozze e non in quelle indietro, perché ad un certo punto, con le trasformazioni, il treno rischia di rompersi, fra l’altro in Italia, come vedete, si spezzano molto spesso, ed è bene stare nella parte davanti.”
Segnalato dal Consigliere Comunale Lasi Francesco.

domenica 24 agosto 2008

FuoriLuogo

Piadina e salsiccia, birra, concerti, beach-volley, politica e cultura, questo sarà FuoriLuogo, il Festival dei Giovani Democratici.La sfida che ci siamo proposti è ambiziosa: mantenere vivo lo spirito e le tradizioni dei Festival de l’Unità, rileggendolo alla luce del mutato clima politico e sociale ed adattandolo alle esigenze dei nostri coetanei.Quella che è nata come una necessità dettata dal minor spazio a disposizione di Faenza in Festa si è rivelata una grande occasione per metterci alla prova, fare esperienza e inaugurare la nascita dell’organizzazione giovanile del PD. Le novità sono tantissime a partire da un programma totalmente pensato da e per i giovani che tra concerti,torneo di beach-volley e iniziative politiche coprirà i due weekend in cui si svolgerà il Festival Comunale del Partito Democratico. Ogni sera a partire dalle 21.30 si alterneranno sul palco gruppi noti, come i RedSka e i Karmika*, e meno noti, locali e extra-regionali, come i toscani Birra dei Folli e i veronesi Double Side. La parte ludica di Fuori-Luogo, però, non si ferma qui. Venerdì 29 Agosto prenderà il via un torneo di beach-volley che continuerà fino a Domenica 31 e si concluderà con finali, semifinali e premiazioni Domenica 7 Settembre. Quattro aperitivi costituiranno, invece, la parte politico- culturale. La prima sera apriremo chiedendoci perché dire sì al Trattato di Lisbona e perché esso rappresenti l’unica via verso un’Unione Europea più utile, più unita e più vicina ai suoi cittadini. L’aperitivo di Domenica 31, invece, sarà all’insegna di una domanda cruciale: come rinnovare la politica italiana? Ci aiuteranno a rispondere, raccontandoci le loro esperienze quattro ragazzi, una deputata, un consigliere regionale e due assessori, che il rinnovamento della politica lo vivono con il loro impegno ogni giorno all’interno delle istituzioni. Il weekend successivo si riparte dal Venerdì parlando di scuola, il tema più dimenticato da governi e partiti e che invece dovrebbe essere al centro dell’agenda politica di ogni paese che voglia veramente definirsi civile. La chiusura è affidata all’Aperitivo Antimafia, durante il quale incontreremo Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie - per discutere insieme di legalità, responsabilità e cittadinanza attiva perché la lotta alle mafie non è un battaglia solo del Sud ma dell’Italia intera. L'idea che sta dietro a FuoriLuogo è quella di un'organizzazione giovanile del PD molto aperta a recepire e riflettere su tutte le istanze che arrivano dalla società civile, a questo abbiamo pensato per scegliere i temi delle iniziative politiche e per questo abbiamo deciso di invitare una serie di associazioni / comitati di cui condividiamo lo scopo ad essere fisicamente presenti in quelle giornate per esporre il proprio materiale informativo, farsi conoscere, divulgare le proprie iniziative e i propri progetti.. perchè vogliamo un festival inclusivo e non esclusivo. Saranno con noi Senegalesinsieme, Emergency, Nuovi Materiali, Libera, Cgil, Anpi, Movimento Federalista Europea, Rose Rosse d’Europa, Unione degli Studenti e tante altre.
Quindi… vi aspettiamo tutti, giovani fuori e dentro!

martedì 15 luglio 2008

Università, la protesta dilaga "Via i tagli o stop alle lezioni"

di Andrea Bettini

Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.
Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.
I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.
"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.
La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".
"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".
La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
(15 luglio 2008)

domenica 13 luglio 2008

Eluana, stop alle macchine Il padre: "Ora la libereremo"

La Corte d'appello civile di Milano autorizza Beppino Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia

MILANO - Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da sedici anni dopo un incidente stradale, adesso può morire. I giudici della Corte d'appello civile di Milano hanno concesso ai medici di staccare il sondino che l'alimenta. "Vista la straordinaria durata dello stato vegetativo permanente e l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita - spiegano i giudici - è stata una decisione inevitabile".
"Ora la libereremo", sono state le parole di Beppino Englaro, il padre di Eluana, che rimase vittima di un incidente stradale il 18 gennaio 1992. Sono dieci anni che combatte per concedere a sua figlia una "dolce morte": "Non è eutanasia ma una scelta di libertà", ha sempre detto. "Oggi ha vinto lo Stato di diritto".
La sentenza ha riacceso le polemiche su questa delicatissima materia, con il Vaticano e il centrodestra che parlano di decisione "grave" e lo schieramento favorevole a una legge sul testamento biologico che sollecita l'intervento della politica.
In questo scenario la direzione della casa di cura di Lecco "Beato Luigi Talamoni" dove è ricoverata Eluana Englaro ha vietato a tutto il personale dell'ospedale di parlare con i giornalisti o con chiunque della vicenda.
La sentenza. Il decreto con cui si autorizza la sospensione del trattamento segue le indicazioni stabilite dalla Cassazione lo scorso 16 ottobre. La Corte aveva disposto un nuovo processo per il caso di Eluana e stabilito la sospensione dell'alimentazione artificiale soltanto in presenza di due circostanze concorrenti: che fosse provata e accertata l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza e dimostrato il convincimento etico di Eluana, quando era "in piena coscienza". Insomma, la decisione era vincolata alla certezza che la giovane avrebbe scelto di morire e non di vivere artificialmente, privata delle capacità percettive e di qualsiasi contatto con il mondo esterno.
La Corte d'Appello, infatti, ha espressamente "escluso" che la richiesta del tutore, nonché padre di Eluana, "sia stata espressione di un suo personale giudizio sulla qualità della vita" della figlia. Una conclusione a cui i giudici sono giunti anche grazie alla valutazione del curatore speciale della ragazza, l'avvocato Franca Alessio, nominata proprio per "controllare la mancanza di interessi egoistici del tutore in potenziale conflitto con quelli di Eluana". Una prova a cui si sono aggiunte le testimonianze di alcune amiche della ragazza.
Il provvedimento dei giudici di appello teoricamente può essere ancora soggetto a ricorso davanti alla Cassazione e la Procura Generale, come aveva fatto in passato, potrebbe impugnare la sentenza. Ma è comunque una vittoria per Beppino Englaro, che ha più volte parlato di accanimento terapeutico e dal 1999 ha ripetutamente chiesto la sospensione del trattamento. La sua è una battaglia destinata a entrare nella storia della giurisprudenza italiana, un precedente che evoca il caso di Terry Schiavo che catalizzò l'attenzione degli Stati Uniti un paio d'anni fa.
Il provvedimento dei giudici di Milano stabilisce l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana sia "immediatamente efficace" ma sarà il padre di Eluana e il curatore speciale, l'avvocato Franca Alessi, che sceglieranno se attendere il termine di legge di sessanta giorni, per concedere alla controparte l'eventuale impugnazione in Cassazione.
Le istruzioni per staccare la spina. Nell'ultima pagina del provvedimento col quale la Corte d'Appello di Milano autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro, i giudici scrivono anche una sorta di 'prontuario' al quale attenersi nel momento in cui si "staccherà la spina" che tiene in vita la giovane. Nel paragrafo intitolato "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa", i giudici scrivono: "(...) in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente. (...) Durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari".

(9 luglio 2008 da Repubblica.it)

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