lunedì 29 settembre 2008

Intervento del sindaco in Consiglio Comunale

LINEE PROGRAMMATICHE PER IL MANDATO AMMINISTRATIVO DEL QUINQUENNIO 2005/2010 DEL COMUNE DI FAENZA: RELAZIONE DI VERIFICA
Sig. SINDACO: “Saluto tutti.
Risponderò, entrerò nel merito di alcune questioni di dettaglio che i diversi consiglieri hanno rilevato, ma dopo aver fatto un ragionamento complessivo ed una riflessione che mi deriva da una serie di punti che trasversalmente sono stati toccati da diversi consiglieri e quindi non soltanto di una parte politica. Intanto credo che discutere quando si parla delle linee programmatiche del Comune e la loro attuazione, dello stato dell’arte dell’Amministrazione, anche delle relazioni che il Comune inevitabilmente presenta nei confronti di altri livelli istituzionali e quindi delle decisioni e delle discussioni che a quei livelli si fanno, non credo sia parlar d’altro e non credo sia un fuori tema. Del resto voi vedete come, al di là di alcuni argomenti mediatici molto dibattuti in questi giorni, un tema si sta fortemente presentando alla discussione politica del nostro Paese, un tema che fra l’altro io, nella mia introduzione auspicavo, che è quello del federalismo fiscale e quindi credo che entrare nel merito di queste questioni e dei riflessi che questo può avere, ovviamente non solo a Faenza, ma sulle politiche e sulle risorse e le finanze degli enti locali, credo sia una questione di grande attualità e che ci riguarda da vicino. Ci riguarda da vicino, anche perché, per fare un esempio, voi avete più volte lamentato, soprattutto i consiglieri di minoranza, i ritardi nei
pagamenti ai fornitori del Comune, che sapete essere legati al Patto di Stabilità.
Ora lo spostamento dell’incasso da parte dei Comuni dell’I.C.I. sulla prima casa, che è stata azzerata come tassa per i cittadini, ma promessa come rimborso da parte dello Stato, bene che vada, come hanno scritto nella legge, questo deve avvenire entro i 60 giorni, speriamo, vedremo, perché ovviamente ad oggi non si sa nulla, però se noi eravamo in ritardo già il 16 giugno, che è la data di scadenza per la riscossione dell’I.C.I., la prima tranche dell’I.C.I., evidentemente quei diversi milioni di euro legati all’incasso sull’I.C.I. della prima casa, che arriveranno al Comune, se va bene dopo due mesi, allungheranno di due mesi quei possibili pagamenti ai fornitori. Quindi vedete che dopo non è che si può far finta che qui si vive su un’isola deserta e tutto quello che avviene intorno, soprattutto agli altri livelli istituzionali, sia ininfluente, anzi negli ultimi anni credo, e non sono l’unico amministratore a dire questo, la politica dello Stato rispetto agli enti locali è stata una politica di progressivo impoverimento e dico la politica dello Stato. Non voglio fare neanche troppi riferimenti politici, perché in effetti ci sono state delle tendenze che da tempo stanno venendo avanti indipendentemente dal susseguirsi di diversi governi. Ecco quindi che dobbiamo non solo parlarne, ma stare molto attenti a quella discussione. Finalmente l’ANCI che, per la verità, non sempre brilla di grande vita propria, di grande dinamismo, sta battendo un colpo e su questi temi sta affermando anche la necessità che vi sia un ruolo dei Comuni, perché il rischio è che si parli di un federalismo tutto di tipo regionalista, che finirebbe forse per non risolvere anche le problematiche degli enti locali, che sono poi i soggetti che alla fine forniscono i servizi diretti ai cittadini, perché tranne la sanità, che è pagata, dalle regioni, tutti gli altri servizi alla fine finiscono per transitare dal Comune, quindi vedete che anche il tipo di federalismo fiscale che può venire avanti ci deve assolutamente interessare. Detto questo, io credo di poter evidenziare un tema, che è un tema complesso e che mi sembra molto condiviso e percepito come tema centrale di questi anni e del prossimo futuro a Faenza, che è quello del binomio sviluppo-innovazione. Stiamo prendendo atto che i nostri modelli di sviluppo presentano tutta una serie di crepe, che abbiamo bisogno di incentivarne dei nuovi, oltre che rafforzare, quand’è possibile, quello esistente e che nel farlo abbiamo assolutamente bisogno di essere innovativi e di puntare su quelle produzioni che possono essere consone ad una società evoluta come la nostra, che sempre meno saranno le produzioni “pesanti” e sempre più saranno produzioni legate ad un altro valore aggiunto dal punto di vista dell’innovazione. Ora, questo credo sia un orizzonte condiviso perlomeno nella sua definizione, poi se sfrondiamo il dibattito dalla retorica, forse in parte fisiologica, che fa dire alla maggioranza ed in particolare agli amministratori che le scelte fatte sono tutte giuste e che fa dire quasi sempre alla minoranza che le scelte fatte sono tutte sbagliate, forse possiamo trovare dei ragionamenti comuni che ci possono convincere su alcune linee di sviluppo. Io non credo che si possa pensare anche a nuovo sviluppo senza accettare delle novità, degli investimenti, delle innovazioni, dei nuovi insediamenti, però, per un motivo o per l’altro, credo che non soltanto a livello politico, ma spesso anche a livello sociale, c’è diffidenza rispetto alle trasformazioni. Allora, se per esempio noi vogliamo la logistica e tendiamo a rendere diciamo complicato il ragionamento sul traffico pesante, o almeno in certe zone, è evidente che facciamo fatica a pensare a questo. Certo parlare di logistica significa inevitabilmente un impegno forte per la realizzazione anche delle piattaforme di smistamento e quindi per una struttura come quella dello scalo merci, ma significa comunque confrontarsi con le infrastrutture e con quello che le infrastrutture portano, ma è soltanto un esempio, per dire che credo che almeno stiamo partendo tutti dalla considerazione che a stare fermi oggi i problemi saranno sicuramente maggiori. E credo sia anche abbastanza condiviso un fatto, quello cioè che lega il modello di sviluppo alla necessità dell’innovazione. Allora io su questo credo di voler affermare un pensiero abbastanza semplice e che comunque tiene legati
all’innovazione dei temi che non sono soltanto prettamente economici. Ora l’innovazione nessuno la fa né per decreto, né per acquisto, la fa perché, all’interno delle aziende, nel tessuto sociale, nel tessuto economico ci sono energie che vanno in quella direzione, quindi ci sono persone vocate all’innovazione e sufficientemente preparate per poterla portare avanti. Ci sono imprenditori che percepiscono questo dato come quello strategico delle loro imprese, ci sono amministrazioni che questi modelli, per quanto possibile, cercano di favorire, attraverso sicuramente per esempio la facilità degli insediamenti e quindi anche il costo delle aree, qualcuno, mi sembra anche il Cons. Gaddoni parlasse del problema del costo delle aree industriali. Ora interventi in questo senso anche sul piano normativo sono stati fatti, in alcune urbanizzazioni di prossima realizzazione noi riceveremo come Amministrazione delle aree già lottizzate e destinate appunto a fini produttivi che potremo collocare sul mercato per l’artigianato, per l’innovazione, lo decideremo noi ovviamente, cioè lo deciderà l’Amministrazione Comunale a prezzi che verranno decisi in modo molto calmierato rispetto al mercato, anche perché queste aree arrivano gratuitamente nel patrimonio dell’Amministrazione Comunale, quindi su questo tipo di cose una risposta si può dare. Ma il tema dell’innovazione è sicuramente più complesso ed uno degli elementi che favorisce la presenza di
innovatori è certamente un clima culturale ed una mentalità della comunità che queste presenze favorisce. Per questo io credo che ad un esempio un ragionamento come quello dell’Università sia estremamente importante, perché quando in una città
arrivano persone come dovrebbe essere il caso di Faenza, fra l’altro già formate in modo alto, perché già in possesso di laurea di primo e di secondo livello, inevitabilmente portano livelli di confronto che alzano la qualità anche della comunità da questo punto di vista, soprattutto dal punto di vista intellettuale. Quando parliamo di cultura io credo che dobbiamo stare attenti a polemizzare, come spesso succede, sui costi della cultura, la cultura è l’elemento di base più importante per favorire, per incentivare il tema dell’innovazione all’interno di una comunità, perché sono le comunità ad alto tasso di cultura e di formazione che presentano ovviamente il maggior numero di innovatori. Questa è una grande scommessa che dobbiamo fare e che dobbiamo continuare a portare avanti per degli anni, perché non è pensabile che questo avvenga con una scelta un giorno per quel giorno e di lì in avanti, ma avviene con un percorso, un percorso sul quale si mostra tenacia, sul quale non si deflette e che diventa un percorso visibile in città ed all’esterno della città. Questo credo sia il tema di fondo sul quale questa Amministrazione e le
prossime, anche perché il mandato di questa Giunta e di questo Consiglio Comunale si avvia inevitabilmente alle ultime scelte e quindi alcuni percorsi possono essere abbozzati, ma non possono essere interamente incanalati o concretizzati, quindi c’è un pezzo di strada che non spetterà a questa Amministrazione e tuttavia bisogna durare per un tempo ben maggiore di quello che manca alla fine di questa legislatura, insistere sui temi della cultura, dell’innovazione, della qualità della formazione se si vuole veramente fare di Faenza una città dove parlare di nuove tecnologie, parlare di prodotti ad elevato livello intellettuale abbia un senso.
Ecco questa è la mia opinione. Credo che su questa linea generale sia possibile una condivisione ampia, anche perché ho sentito molte valutazioni che guardano ad esempio al tema del polo tecnologico, dell’incubatore, di quello che sta avvenendo nel Parco Torricelli con interesse, perché può essere una delle opportunità.
Certo non dobbiamo essere così naif da pensare che semplicemente una struttura creata dalle istituzioni sia in grado di produrre questo, però può essere uno dei tanti tasselli, uno dei tanti elementi che, insieme ad altri, concorre ad indirizzarsi su quella strada. E’ una strada, secondo me, necessaria se vogliamo dare un futuro alla nostra città, anche perché credo che avesse ragione la prima affermazione che ha aperto questo dibattito, che è stata dal Cons. Tini e che diceva: “Scordiamoci di vedere nei prossimi anni un livello di introiti di oneri di urbanizzazione come quello degli anni recenti”. Questo lo sappiamo, dobbiamo esserne consapevoli e dobbiamo impostare politiche finanziarie che facciano sì che il Comune possa gestirsi anche in periodi dove tutto questo non avverrà. Ecco perché un tema
come quello di dove finiscono le tasse dei cittadini non è un tema peregrino. Alcune questioni invece di dettaglio. Certamente, per esempio quando si parla dello sviluppo e della situazione economica del nostro territorio, oltre a citare i casi che abbiamo tutti in mente, recenti, di alcune aziende che hanno addirittura chiuso l’attività e che hanno comportato un impoverimento del tessuto economico, credo che non dobbiamo dimenticare lo scenario di fondo in cui si sta muovendo il settore agricolo. Mi sembra lo citasse il Cons. Bucci, è ovvio che questo è un dato da seguire con grande attenzione perché questo è un settore che storicamente ha prodotto parte significativa del reddito del comprensorio, anche se, dal punto di vista dell’occupazione, già negli ultimi 20-25 anni si è andato progressivamente impoverendo, non è impoverito come reddito complessivo semmai, ma si è impoverito dal punto di vista degli addetti. Negli anni ‘70 noi avevamo credo una percentuale fra il 25 e il 30% di addetti in agricoltura sull’occupazione complessiva, oggi questa percentuale è ridotta al 9% e senza che vi siano state crisi complessive, per tante ragioni, anche perché molte famiglie non riescono a dare continuità in quel settore all’attività agricola e poi, negli ultimissimi anni, si sono inseriti dei meccanismi di crisi di settore che ovviamente rendono tutto questo ancor più difficile. Cosa dobbiamo fare?
Credo che quello che ci compete è cercare di favorire quelle scelte che condividiamo come scelte che possono aiutare il settore a darsi una prospettiva, per cui se alla fine la scelta dovrà essere quella di un ridimensionamento del numero dei fondi, perché sarà più competitivo un accorpamento, credo che all’Amministrazione Pubblica dovranno essere chieste quelle scelte di prospettiva ad esempio sul Piano Urbanistico che favoriscano quella scelta piuttosto che le scelte opposto, perché se no non daremmo una mano al settore. Questo è uno degli argomenti che si discuterà non solo nella Conferenza Economica, ma anche con le associazioni agricole, con i
rappresentanti di quel mondo nella discussione sul Piano Strutturale, però è chiaro che per Faenza, ancor più della ceramica, questo rappresenta un settore di reddito forte, ha sempre rappresentato un settore di redditi in crescita forte. Certo la ceramica ci rende più famosi nel mondo, anche perché l’agricoltura si fa da molte parti e la ceramica da molte meno, però dal punto di vista della sostanza economica noi parliamo sempre di ceramica, forse credo che dobbiamo avere un occhio, e non soltanto un occhio, molto attento, appunto al settore agricolo, che è comunque per Faenza un settore tradizionale, vista la fertilità della zona in cui ci troviamo a vivere. In un momento di difficoltà economica diventa forse ancora più straordinariamente importante il dato delle politiche di comunità e cioè questo dato caratteristico delle nostre zone, perché non è un dato caratteristico di tutt’Italia, che fa sì che vi sia ancora una forte identità comunitaria e cioè vi
sia una voglia di partecipare alla vita pubblica, o meglio alla vita civica nelle sue varie forme, e quindi non sono solo quelle dell’espressione di un pensiero politico della mobilitazione per i partiti, ma sono quelle del volontariato, che noi sappiano essere estremamente ricco e variegato nella nostra città, che possono dare un senso di aiuto reciproco che credo sia importante nei momenti in cui, come questo momento storico, le crisi portano spesso le persone a rinchiudersi nel loro pessimismo ed a guardare le cose da un punto di vista troppo spesso individuale.
Ora guardare le cose da un punto di vista individuale per qualcuno può significare ovviamente un motivo di crescita, per i più certamente non significa un bene complessivo e quindi avere ancora questa voglia di vita di comunità indipendentemente, ripeto, dalla connotazione politica, credo sia un aspetto che debba essere ancora sostenuto da parte dell’Amministrazione Comunale. Vedo una valutazione in questo senso anche qui abbastanza trasversale. Devo dire che il Comune di Faenza è comunque un Comune che, per l’associazionismo, sta facendo molto. Ogni tanto ci sono le discussioni, le polemiche tra i finanziamenti a pioggia o quelli che qualcuno preferisce definire clientelari, ecc., però se andate a vedere l’elenco delle associazioni e, soprattutto, se andate a vedere la mole di strutture che una città come Faenza da tempo sta cercando di mettere a disposizione del mondo associativo, e non parlo solo dei Rioni, parlo di strutture come la Casa delle Associazioni, che non si ritrova tanto di frequente, cioè è più facile un patrimonio immobiliare valorizzarlo soprattutto in momenti difficili sul piano che so commerciale, no? Eppure a Faenza la quasi totalità delle associazioni ha sede spesso in un locale pubblico, del Comune, nel quale ovviamente riesce a vivere in modo molto più tranquillo e sicuro di quanto non potrebbe essere in una situazione privata. Questo credo sia un modo intelligente - e ripeto non l’abbiamo inventato noi perché questa è una tradizione che viene avanti già da un po’ di tempo - per supportare quelle energie che, soprattutto in questi momenti, diventano straordinariamente importanti e decisive. Da questo punto di vista un tema abbastanza fine, che è quello della partecipazione, ovviamente in una città come Faenza, che ha visto l’esperienza del decentramento, si scontra oggi con delle norme che, di fatto, lo impediscono nelle forme istituzionali. Questa volta è stato il Governo Prodi a deciderlo, quindi non faccio una critica ovviamente al Governo attuale. Allora potrebbe sembrare paradossale che, nel momento in cui noi attiviamo la Consulta per i cittadini stranieri, che credo sia una cosa importante e che
comunque riguarda la città nel suo complesso e non solo nelle sue parti, noi non affrontiamo con attenzione anche il tema di una partecipazione ampia dei faentini. Forse, anzi necessariamente, deve essere rimodulata in altre forme, perché nelle forme istituzionali che abbiamo conosciuto fino ad oggi, non è possibile, ma credo possa essere uno degli elementi di discussione e di decisione della restante parte della nostra vita amministrativa. Alla scadenza del Consiglio Comunale, quindi di questo mandato, nel bene o nel male noi avremo comunque deciso qualcosa, perché se non decidiamo niente non potremo fare elezioni, non metteremo nessuno e chiuderemo quell’esperienza e questa è comunque una decisione, oppure vediamo - e sarà uno degli argomenti che affronteremo da settembre, e credo siate d’accordo di affrontarlo - se riusciamo ad individuare forme di partecipazione che coniughino, come hanno saputo fare le circoscrizioni, o i quartieri, a seconda di come vogliamo
chiamarli, in questi anni, la territorialità con la partecipazione democratica. Noi dobbiamo evitare il rischio, in una città dove l’associazionismo di tutti i tipi - e l’associazionismo è sempre positivo in sè - è così forte, che siano i mondi associativi a diventare gli interlocutori democratici, cioè i mondi associativi sono interlocutori privilegiati di una comunità politica; certamente non possono assumere il ruolo di interlocutori democratici, perché non hanno dietro sè la validazione di una carica elettiva, quindi di una scelta democratica di tutti i cittadini, anche di quelli che non vogliono associarsi, ma hanno ugualmente il diritto di essere rappresentati e di fare sentire la loro voce. Ecco perché quell’esperienza, secondo me, era comunque ed è fino ad oggi un’esperienza estremamente positiva. Io credo che i temi fondamentali siano questi. Le infrastrutture sono un argomento di cui discutiamo ovviamente con grande frequenza e quindi mi sembrano meno decisive in questa discussione, anche se sono decisive quando si parla di qualità della vita e, soprattutto, anche di modelli di sviluppo, perché senza le infrastrutture tutto questo non sarebbe possibile. Ho preferito concentrare le riflessioni su questi argomenti di sfondo, su questi argomenti di strategia di comunità che mi sembrano quelli più importanti che oggi ci stanno davanti, perché investono il tema anche della mentalità di una comunità. Il tema della mentalità è il tema decisivo, perché
presentarsi di fronte a questa crisi con la voglia di fare delle cose, quindi di uscirne in avanti è un atteggiamento; presentarsi di fronte a questa crisi in termini difensivi è l’atteggiamento opposto. Ora, dal punto di vista morale, non c’è nessuna scala di giudizio, dal punto di vista politico io credo che la scelta fra questi due modelli sia profondamente diversa e che, soprattutto quando il mondo impone delle trasformazioni, bisogna stare nella parte avanti delle carrozze e non in quelle indietro, perché ad un certo punto, con le trasformazioni, il treno rischia di rompersi, fra l’altro in Italia, come vedete, si spezzano molto spesso, ed è bene stare nella parte davanti.”
Segnalato dal Consigliere Comunale Lasi Francesco.

domenica 24 agosto 2008

FuoriLuogo

Piadina e salsiccia, birra, concerti, beach-volley, politica e cultura, questo sarà FuoriLuogo, il Festival dei Giovani Democratici.La sfida che ci siamo proposti è ambiziosa: mantenere vivo lo spirito e le tradizioni dei Festival de l’Unità, rileggendolo alla luce del mutato clima politico e sociale ed adattandolo alle esigenze dei nostri coetanei.Quella che è nata come una necessità dettata dal minor spazio a disposizione di Faenza in Festa si è rivelata una grande occasione per metterci alla prova, fare esperienza e inaugurare la nascita dell’organizzazione giovanile del PD. Le novità sono tantissime a partire da un programma totalmente pensato da e per i giovani che tra concerti,torneo di beach-volley e iniziative politiche coprirà i due weekend in cui si svolgerà il Festival Comunale del Partito Democratico. Ogni sera a partire dalle 21.30 si alterneranno sul palco gruppi noti, come i RedSka e i Karmika*, e meno noti, locali e extra-regionali, come i toscani Birra dei Folli e i veronesi Double Side. La parte ludica di Fuori-Luogo, però, non si ferma qui. Venerdì 29 Agosto prenderà il via un torneo di beach-volley che continuerà fino a Domenica 31 e si concluderà con finali, semifinali e premiazioni Domenica 7 Settembre. Quattro aperitivi costituiranno, invece, la parte politico- culturale. La prima sera apriremo chiedendoci perché dire sì al Trattato di Lisbona e perché esso rappresenti l’unica via verso un’Unione Europea più utile, più unita e più vicina ai suoi cittadini. L’aperitivo di Domenica 31, invece, sarà all’insegna di una domanda cruciale: come rinnovare la politica italiana? Ci aiuteranno a rispondere, raccontandoci le loro esperienze quattro ragazzi, una deputata, un consigliere regionale e due assessori, che il rinnovamento della politica lo vivono con il loro impegno ogni giorno all’interno delle istituzioni. Il weekend successivo si riparte dal Venerdì parlando di scuola, il tema più dimenticato da governi e partiti e che invece dovrebbe essere al centro dell’agenda politica di ogni paese che voglia veramente definirsi civile. La chiusura è affidata all’Aperitivo Antimafia, durante il quale incontreremo Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie - per discutere insieme di legalità, responsabilità e cittadinanza attiva perché la lotta alle mafie non è un battaglia solo del Sud ma dell’Italia intera. L'idea che sta dietro a FuoriLuogo è quella di un'organizzazione giovanile del PD molto aperta a recepire e riflettere su tutte le istanze che arrivano dalla società civile, a questo abbiamo pensato per scegliere i temi delle iniziative politiche e per questo abbiamo deciso di invitare una serie di associazioni / comitati di cui condividiamo lo scopo ad essere fisicamente presenti in quelle giornate per esporre il proprio materiale informativo, farsi conoscere, divulgare le proprie iniziative e i propri progetti.. perchè vogliamo un festival inclusivo e non esclusivo. Saranno con noi Senegalesinsieme, Emergency, Nuovi Materiali, Libera, Cgil, Anpi, Movimento Federalista Europea, Rose Rosse d’Europa, Unione degli Studenti e tante altre.
Quindi… vi aspettiamo tutti, giovani fuori e dentro!

martedì 15 luglio 2008

Università, la protesta dilaga "Via i tagli o stop alle lezioni"

di Andrea Bettini

Si moltiplicano le critiche alle misure inserite nel dl che anticipa la Finanziaria
Chieste modifiche immediate, mentre c'è chi minaccia drastiche contestazioni


ROMA - Contestazioni, minacce di bloccare lezioni, esami e sessioni di laurea, allusioni nemmeno troppo velate allo stop del prossimo anno accademico. Chi si attendeva un'estate di transizione ed un eventuale autunno di proteste, a quanto pare, era troppo ottimista. In molte università italiane è già iniziata la mobilitazione contro i tagli decisi dal governo il 25 giugno con il decreto che anticipa la manovra Finanziaria. Una protesta che sta dilagando e che, con toni e modalità diverse, coinvolge rettori, docenti, ricercatori e personale amministrativo.
Le spiegazioni e le rassicurazioni del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che di fronte alle prime polemiche ha parlato di "scelte dolorose ma indispensabili" e di "tagli sulla base di indicatori di merito", sembrano non essere riuscite a fermare le critiche. Mentre si moltiplicano le assemblee e gli allarmi per il futuro dell'università, la richiesta dei contestatori è sostanzialmente unanime: stralciare dal decreto alcune delle principali novità oppure modificarle durante l'iter parlamentare per la conversione in legge. Una posizione che sarà probabilmente ribadita il 22 luglio a Roma, quando alla Sapienza si svolgerà un'assemblea nazionale dei rappresentanti di tutte le componenti universitarie.
I punti contestati. A preoccupare il mondo accademico sono diversi provvedimenti. Il più criticato è la graduale riduzione, collegata ad una forte stretta sulle assunzioni, del Fondo di finanziamento ordinario, con risparmi di circa 1,5 miliardi di euro fino al 2013. Contestate anche le misure sugli stipendi, con scatti di anzianità dei docenti che da biennali diventeranno triennali ed una riduzione del Fondo di contrattazione integrativa del personale amministrativo. Molta perplessità, infine, anche sulla possibilità per gli atenei di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato.
"Interventi inaccettabili". Dopo la bocciatura unanime da parte della Conferenza dei rettori, secondo la quale i tagli porteranno inevitabilmente il sistema al dissesto, dai vertici delle università continuano a piovere critiche nei confronti del decreto legge. Una mozione approvata ieri dai Senati accademici degli atenei toscani definisce interventi gravi e "inaccettabili" la riduzione dei trasferimenti statali e la limitazione "improvvisa, indiscriminata e pesante" del turnover dei dipendenti e chiede lo stralcio dal decreto delle norme che si riferiscono all'università. Venerdì scorso, invece, i quattro rettori delle università dell'Emilia-Romagna hanno denunciato che la "riduzione drastica delle risorse finanziarie e umane, oltre a mortificare l'intero insieme di professionalità e competenze all'università, mette a serio rischio la funzione didattica e nel contempo la sostenibilità delle attività di ricerca" e hanno convocato per il 21 luglio una riunione straordinaria congiunta dei quattro Senati accademici e dei consigli di amministrazione.
La mobilitazione. In molte università si stanno già mettendo a punto forme concrete di lotta. Ieri un'assemblea generale dei lavoratori e degli studenti degli atenei napoletani, indetta da Flc Cgil, Cisl Università e Uil Pa-Ur, ha deciso, tra l'altro, l'astensione "a tempo indeterminato dei docenti e ricercatori dalla partecipazione a organi collegiali" ed il ritiro della "disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico". Il 9 luglio, invece, l'assemblea del personale delle università "Cà Foscari" e Iuav di Venezia ha ipotizzato "il rifiuto di svolgere carichi didattici superiori alle richieste di legge, il blocco degli esami, delle sessioni di laurea e delle lezioni". Lo stesso giorno, all'università di Sassari, l'assemblea dei docenti ha invece dichiarato lo stato di agitazione dell'ateneo e non ha escluso "per quanto con doverose riserve ed a fronte di un ulteriore irrigidimento della controparte, il ricorso ad azioni più eclatanti quali la possibilità del blocco degli esami di profitto e di laurea".
"A rischio il prossimo anno accademico". Una delle prese di posizione più nette nei confronti delle decisioni del governo è quella del Senato accademico dell'università "La Sapienza" di Roma. Martedì 8 luglio, prospettando un "danno grave per l'avvenire dei giovani e per lo sviluppo del Paese", ha chiesto lo stralcio della parte del decreto relativa all'università e ha indetto una giornata nazionale di protesta dicendosi consapevole "che in queste condizioni non sarà possibile dare inizio al prossimo anno accademico".
La petizione online. Il Coordinamento Giovani Accademici, intanto, ha pubblicato sul proprio sito internet una petizione in cui denuncia tra l'altro che la stretta sugli stipendi ridurrebbe i compensi annui lordi a fine carriera di 16mila euro per i professori ordinari, di 11mila euro per gli associati e di 7mila per i ricercatori. Il documento, che chiede un nuovo approccio nei confronti dell'università italiana, è già stato sottoscritto da più di 3.100 tra docenti, ricercatori e studenti preoccupati per il proprio futuro e per quello degli atenei.
(15 luglio 2008)

domenica 13 luglio 2008

Eluana, stop alle macchine Il padre: "Ora la libereremo"

La Corte d'appello civile di Milano autorizza Beppino Englaro a sospendere il trattamento che tiene in vita la figlia

MILANO - Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da sedici anni dopo un incidente stradale, adesso può morire. I giudici della Corte d'appello civile di Milano hanno concesso ai medici di staccare il sondino che l'alimenta. "Vista la straordinaria durata dello stato vegetativo permanente e l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita - spiegano i giudici - è stata una decisione inevitabile".
"Ora la libereremo", sono state le parole di Beppino Englaro, il padre di Eluana, che rimase vittima di un incidente stradale il 18 gennaio 1992. Sono dieci anni che combatte per concedere a sua figlia una "dolce morte": "Non è eutanasia ma una scelta di libertà", ha sempre detto. "Oggi ha vinto lo Stato di diritto".
La sentenza ha riacceso le polemiche su questa delicatissima materia, con il Vaticano e il centrodestra che parlano di decisione "grave" e lo schieramento favorevole a una legge sul testamento biologico che sollecita l'intervento della politica.
In questo scenario la direzione della casa di cura di Lecco "Beato Luigi Talamoni" dove è ricoverata Eluana Englaro ha vietato a tutto il personale dell'ospedale di parlare con i giornalisti o con chiunque della vicenda.
La sentenza. Il decreto con cui si autorizza la sospensione del trattamento segue le indicazioni stabilite dalla Cassazione lo scorso 16 ottobre. La Corte aveva disposto un nuovo processo per il caso di Eluana e stabilito la sospensione dell'alimentazione artificiale soltanto in presenza di due circostanze concorrenti: che fosse provata e accertata l'irreversibilità dello stato vegetativo permanente della ragazza e dimostrato il convincimento etico di Eluana, quando era "in piena coscienza". Insomma, la decisione era vincolata alla certezza che la giovane avrebbe scelto di morire e non di vivere artificialmente, privata delle capacità percettive e di qualsiasi contatto con il mondo esterno.
La Corte d'Appello, infatti, ha espressamente "escluso" che la richiesta del tutore, nonché padre di Eluana, "sia stata espressione di un suo personale giudizio sulla qualità della vita" della figlia. Una conclusione a cui i giudici sono giunti anche grazie alla valutazione del curatore speciale della ragazza, l'avvocato Franca Alessio, nominata proprio per "controllare la mancanza di interessi egoistici del tutore in potenziale conflitto con quelli di Eluana". Una prova a cui si sono aggiunte le testimonianze di alcune amiche della ragazza.
Il provvedimento dei giudici di appello teoricamente può essere ancora soggetto a ricorso davanti alla Cassazione e la Procura Generale, come aveva fatto in passato, potrebbe impugnare la sentenza. Ma è comunque una vittoria per Beppino Englaro, che ha più volte parlato di accanimento terapeutico e dal 1999 ha ripetutamente chiesto la sospensione del trattamento. La sua è una battaglia destinata a entrare nella storia della giurisprudenza italiana, un precedente che evoca il caso di Terry Schiavo che catalizzò l'attenzione degli Stati Uniti un paio d'anni fa.
Il provvedimento dei giudici di Milano stabilisce l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale ad Eluana sia "immediatamente efficace" ma sarà il padre di Eluana e il curatore speciale, l'avvocato Franca Alessi, che sceglieranno se attendere il termine di legge di sessanta giorni, per concedere alla controparte l'eventuale impugnazione in Cassazione.
Le istruzioni per staccare la spina. Nell'ultima pagina del provvedimento col quale la Corte d'Appello di Milano autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro, i giudici scrivono anche una sorta di 'prontuario' al quale attenersi nel momento in cui si "staccherà la spina" che tiene in vita la giovane. Nel paragrafo intitolato "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa", i giudici scrivono: "(...) in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente. (...) Durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari".

(9 luglio 2008 da Repubblica.it)

Qui trovi il testo della sentenza

domenica 29 giugno 2008

"Paese al collasso, dialogo finito" Berlusconi? "Pensa solo a sè"

E nel Pd stop alla costruzione di steccati. "Votati dal 34% perchè andati soli"
di MASSIMO GIANNINI

ROMA - "L'Italia vive la crisi più drammatica dal dopoguerra in poi. Berlusconi prende in giro i cittadini, e si occupa solo dei suoi affari personali. Ora basta, il dialogo è finito". Walter Veltroni va all'attacco. Se mai è esistito, il "Caw" è archeologia repubblicana. Tra maggioranza e opposizione è guerra aperta. Il leader del Pd denuncia la "crisi devastante in cui versa il Paese", e punta il dito contro il Cavaliere.
Onorevole Veltroni, da cosa nasce questo suo allarme?
"La crisi ha origini antiche. Ma oggi quello che sconcerta è il capovolgimento delle priorità. L'Italia vive la condizione più drammatica dal dopoguerra. Siamo in piena stagnazione. I consumi crollano: quelli finali sono a -2,3%, a -4% nel Mezzogiorno. Per la prima volta siamo passati dal 6,4 al 7,1% nel tasso di disoccupazione. La produttività è -0,2%, il Pil ristagna al +0,1%. Il Paese è fermo".
Ma è fermo da anni.
"Sì, ma ora si sommano due circostanze. La prima è la sconcertante manovra del governo. Ora che sale la nebbia degli spot, finalmente viene fuori la realtà. C'è una prima novità, devastante: le tasse aumentano, dello 0,2% nel 2010. E nonostante la promessa elettorale sul calo della pressione fiscale sotto il 40% del Pil, nel 2013 arriverà al 42,9%. Poi c'è la seconda notizia, non meno clamorosa: l'esito della famosa Robin Hood Tax. Dei 5 miliardi presi sa quanto va alla famosa carta per i poveri? 290 milioni di euro quest'anno, 17 l'anno prossimo e 17 l'anno successivo. Briciole. Nel frattempo, aumentano di circa 300 euro le spese nelle famiglie: 180 euro per benzina gas e luce, 100 euro per i generi alimentari. Poi c'è una terza notizia: si riduce la spesa per gli investimenti, 10 miliardi in meno da qui al 2011. Vogliono dare le armi ai vigili urbani, vogliono mettere i vigilantes, ma intanto riducono le spese per gli straordinari delle forze di sicurezza: 800 milioni in meno per la polizia, 800 milioni in meno per i carabinieri, e tagliano 150 mila persone nella scuola. Ecco l'Italia vera: sull'orlo del precipizio".
Segretario, non la vede un po' troppo nera?
"Niente affatto. Questa è la fotografia del Paese, attraversato da impoverimento, insicurezza e paura. E la nostra destra che fa? Chiede le impronte dei bambini rom, una cosa che solo a sentirla fa venire i brividi. Vara una manovra che truffa i cittadini. Inventa il reato di immigrazione clandestina, che il premier definisce impraticabile dopo aver firmato il ddl che lo contiene. Inventa la bufala dei mutui, che costa 13 mila euro in più a famiglia. Mette in scena la farsa dei rifiuti, con Bossi e Calderoli che chiedono alle Regioni di prendere i rifiuti. Perché non l'hanno chiesto prima? Anche i rifiuti sono diventati merce elettorale? E infine rilancia le leggi ad personam. Questo, alla fine, genera un'inquietante caduta dello spirito pubblico. Nel momento più drammatico della storia italiana, di cosa stiamo parlando dall'inizio della legislatura? Del decreto per Rete4, della norma sposta-processi, del Lodo Schifani. Lo trovo intollerabile".
Sul Lodo Schifani o Alfano qual è la valutazione del Pd?
"Non do valutazioni finché c'è di mezzo quell'emendamento al decreto sulla sicurezza. Se non si stralcia la norma blocca-processi, non discutiamo del resto. Dopodiché, sul Lodo io chiedo: è la priorità di un'Italia che non sa come arrivare alla fine del mese? E poi aggiungo: c'è bisogno di disciplinare questo tema adesso, in modo così scandalosamente segnato dalla preoccupazione contingente di una delle 4 cariche istituzionali, che vuole una norma per sé e non una norma per la democrazia? E quale principio stabiliamo: un'alta carica dello Stato, che poi magari diventa un'altra alta carica dello Stato, può compiere qualsiasi tipo di reato senza essere perseguibile per un tempo illimitato? No, a tutto questo io dico no. Se c'è un'esigenza di garanzia generale, allora studiamo pure una norma. Ma intanto come disegno di legge costituzionale, e poi la facciamo scattare dalla prossima legislatura. Così si fa, nelle democrazie europee".
Quindi su questo in Parlamento sarà battaglia?
"Sarà battaglia su questo, ma sarà battaglia su tutto. Noi vogliamo combattere per ristabilire una gerarchia delle priorità. Qui di urgente non ci sono i decreti salva-processi del premier, ma i disagi di milioni di italiani. Per questo voglio la grande manifestazione d'autunno".
Di Pietro, dal quale siete sempre più divisi, obietta: se c'è davvero l'emergenza democratica, è ridicolo aspettare l'autunno.
"Ho parlato dell'autunno perché su alcune questioni sociali, che Di Pietro non sa neanche dove stiano di casa, sarà quello il momento più critico. Detto questo non mi spaventa avere idee diverse su come fare opposizione. Io non vivo col problema che c'è uno che urla più di me, perché sono un riformista e so che per un riformista c'è sempre uno che urla più di te. Ma so anche che quelle urla poi si perdono nell'aria. E so che quelli che alla fine cambiano davvero le cose sono i riformisti. Vivere con la paura del nemico a sinistra è qualcosa di cui ci dobbiamo liberare per sempre".
Ma di fronte a Berlusconi che continua a bastonarvi ha senso continuare a restare appesi al "dialogo", come fosse la nuova ideologia della legislatura?
"Lei ha ragione. Il dialogo ha senso solo se dà risultati concreti. Secondo un sondaggio Ipsos, il 71% degli italiani è favorevole al dialogo tra maggioranza e opposizione, purché risolva i problemi. È questo, oggi, che è venuto meno. Berlusconi, alla Camera il primo giorno, ha parlato di un clima nuovo nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Io prudentemente risposi "vedremo se alle parole corrisponderanno i fatti". Oggi rivendico la giustezza di quella scelta: pensi che regalo sarebbe stato per Berlusconi, se di fronte alle sue aperture l'opposizione avesse detto: no, io con te non ci parlo perché sei Berlusconi. Sarebbe stato il suo alibi perfetto. Invece noi abbiamo detto: se c'è la disponibilità a fare riforme istituzionali nell'interesse del paese noi siamo pronti. Nessuno può dire che noi abbiamo avuto un atteggiamento pregiudiziale. Ma proprio per questo oggi possiamo avere la libertà totale di dare i giudizi più severi sull'operato del premier".
Ma in queste condizioni ha ancora senso, il dialogo?
"No. In queste condizioni il dialogo è finito. È finito perché loro non sono in grado di votare un presidente della commissione di vigilanza se non facendo trattative che noi non facciamo. È finito perché loro sanno procedere solo per strappi, come hanno fatto sulla giustizia. È finito perché Berlusconi è tornato ad essere ciò che è...".
Il Caimano?
"Non ho mai dato giudizi personali e continuo a non darli. Mi limito a osservare che il modo in cui Berlusconi ha condotto la campagna elettorale, e poi le cose che ha detto in Parlamento, e poi quelle che sta facendo ora, sono una somma di doppiezze, indistinguibili e inconciliabili. E sono una somma zero per il Paese".
Lei boccia legittimamente il governo, ma parla come se nel Pd fossero tutte rose e fiori. In realtà, dalla sconfitta del 13 aprile, non le pare che siate usciti confusi, sfibrati, divisi?
"Ho già detto che la sconfitta c'è stata, ed è stata dura. Ma oggi, a chi accusa dall'interno il gruppo dirigente, rispondo citando Roberto D'Alimonte sul "Sole 24 Ore". Il risultato delle elezioni non poteva essere un punto d'arrivo, ma solo un punto di partenza. Come tale, è stato tutto sommato un buon risultato, ottenuto in condizioni difficili, su cui si può costruire con pazienza, intelligenza e umiltà. Invece quello che appare oggi è un partito ripiegato su se stesso. Eppure, rispetto alle elezioni che avevamo vinto per modo di dire nel 2006, al Senato noi siamo cresciuti del 6%, alla Camera del 2%. Abbiamo il 34% dei voti, cioè siamo agli stessi livelli del Labour in Inghilterra, dell'Spd in Germania, dei socialdemocratici in Svezia".
Verissimo. Ma il Pd resta minoranza nel Paese. E ora oscilla paurosamente sulle alleanze.
"Sa perché abbiamo preso quel 34%? Perché siamo andati liberi, ed è una scelta di cui mi piace assumermi fino in fondo la responsabilità. L'Unione era un'esperienza finita, forse già prima del voto del 2006. Oggi c'è qualcuno che ha nostalgia con quelle riunioni di maggioranza con tredici partiti? Se c'è lo dica, si faccia avanti".
C'è chi le obietta: andare da soli non vuol dire coltivare il mito dell'autosufficienza.
"Questo è un vizio da vecchia politica politicante: attribuire agli altri una posizione che non hanno, per poi poter polemizzare. Io non sono contro le alleanze a priori, ma ho sempre detto, e lo ripeto oggi, che l'alleanza si fa sui programmi, sulle scelte concrete. Quindi, dalla sinistra radicale a Casini, va bene tutto quello che è convergenza di programma. Ma ferma restando l'idea di fondo: mai più l'unione, che è la principale contraddizione rispetto all'Ulivo. Mai più partiti di lotta e di governo. Quella roba il Paese non la sopporta più".
Sia sincero. Non coglie segnali di malessere dentro il Pd? Ci sarà un motivo se "Europa" definisce l'ultima assemblea costituente "un funerale di prima classe"?
"Un segnale di malessere è il fatto che la nostra gente non è contenta di vedere che nel Pd si vanno costruendo recinti e steccati che non dovrebbero esistere. Abbiamo convocato per la terza volta in sei mesi un congresso, perché quando un'assemblea costituente riunisce 2800 persone è come fosse un congresso. Ditemi: quale partito italiano o europeo ha una vita democratica di questa dimensione? E perché la stessa critica non viene fatta ad An, o a Forza Italia? Non si dovevano sciogliere nel Popolo della libertà? La nostra forza, la forza del Pd, sta nell'essere capaci di riconoscere un pluralismo interno di idee, non di strutture. Un pluralismo di contributi intellettuali e di valori, non di casematte organizzate".
La dica pure, la parola maledetta: correnti. Le Fondazioni non sono correnti? La dalemiana Red non è una corrente?
"Non lo so, non me ne occupo. Io non faccio correnti, perché la mia unica "corrente" è il popolo del Pd, sono quei 3 milioni e mezzo di cittadini che hanno votato alle primarie".
E di Parisi che la invita a dimettersi cosa mi dice?
"Ho stima intellettuale per Parisi. Ma provo nei suoi confronti una delusione umana. Mi sarebbe molto piaciuto che estraesse il suo dardo fiammeggiante nel momento in cui Prodi dopo la vittoria del 2006 fu assediato dai partiti, che lo costrinsero a fare un governo di cento persone. Allora mi sarebbe piaciuto che Arturo si alzasse in piedi e dicesse "se è così io non ci sto". Ma non l'ha detto".
Nel Pd c'è chi dice: se vanno male le europee del 2009 Veltroni è finito. E c'è persino chi pensa che lei potrebbe crollare prima. Cosa risponde?
"Rispondo che fa sempre più rumore un albero che cade, piuttosto che la foresta che cresce. Io mi occupo di far crescere la foresta. Gli altri, se vogliono, si occupino di logorare me e il Pd in previsione delle europee. Io farò il contrario. Lavorerò per preparare, fin dal prossimo autunno, l'alternativa forte e credibile a un governo che sta portando l'Italia al collasso. La luna di miele tra Berlusconi e il Paese sta finendo. Tocca a noi proporre alla gente un'altra idea dell'Italia".

29 giugno 2008 da Repubblica.it

Il dolo Berlusconi

Marco Travaglio

Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l'Italia sarà l'unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono «più uguali degli altri» di fronte alla legge. Un privilegio che George Orwell, nella «Fattoria degli animali», riservava non a caso ai maiali. E che, nell'Italia del 2008, diventa appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo.
Compresi i reati comuni, "extrafunzionali", cioè svincolati dalla carica e persino dall'attività politica. Anche strangolare la moglie, anche arrotare con l'auto un pedone sulle strisce, anche stuprare la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole. Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio Rinaldi sull'"Espresso" a proposito del primo Lodo, «un'autorizzazione a delinquere».
La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome "Consiglio dei ministri" - l'articolo 3 della Costituzione repubblicana. Che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali...». La questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero. Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo numero di anni in base alle loro "condizioni personali e sociali", cioè alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione (magari prima o poi si arriverà anche a questo). Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge incostituzionale, a parte farsi un'idea della qualità del governo e del parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno, infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di bocciare il Lodo-bis. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che preferiscono chiamarlo "dialogo"). E anche la Costituzione è divenuta flessibile, anzi trattabile. Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge razziale (per solennizzare il 60° anniversario di quelle mussoliniane) denominata "decreto sicurezza": quella che istituisce un'aggravante speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero. E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora peggio, perché non è in ballo il destino di qualche vuccumpra', ma l'incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle differenze che farebbero del Lodo-bis una versione "migliore" del Lodo primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà sua, «la sospensione dei processi non impedisce al giudice l'assunzione delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l'imputato vi può rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può trasferire in sede civile la propria pretesa». Il che, ad avviso suo e di tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali, basterebbe a rendere costituzionale la porcata. Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino), e cioè all'ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su "la Repubblica", ha spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004 bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha capito nulla: «La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano parlamentari e ministri... La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale». L'unica soluzione per derogare all'articolo 3 è modificare eventualmente la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che ­ spiega Onida - «introduca una forma di autorizzazione a procedere che consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su ipotesi, perché gli ‘scudi' sono da guardare sempre con molta prudenza... La sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta imprescindibile». Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la «piena coincidenza del Lodo con le indicazioni della Consulta», non sa quel che dice. La rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l'unico ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l'avrebbe fatto). E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro l'alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a sparare all'impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in flagranza di reato), nè destituire dall'incarico fino al termine della legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento... Che cos'è: uno scherzo? L'unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodiché Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un'altra proroga di 5 o di 7 anni.
A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi nell'imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite l'amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione. Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente prima che lo faccia la Consulta. In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c'è anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in piazza a Roma l'8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia. Dopodiché potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd ­ se non gli eletti, almeno gli elettori ­ vi aderirà. Secondo Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, «il Lodo deve valere dalla prossima legislatura». Forse non ha pensato che così il Caimano si porterebbe dietro lo scudo spaziale anche al Quirinale.

venerdì 27 giugno 2008

Democratica, una festa grande come l'Italia

Presentata a Firenze la prima kermesse nazionale del PD

La prima Festa nazionale del Partito democratico è in programma a Firenze dal 23 agosto al 7 settembre. Avrà luogo alla Fortezza da Basso e si intitolerà "Democratica". Il luogo scelto è stato nell'ultimo decennio la sede delle feste regionali dell'Unità.
"Democratica" avrà un proprio logo che ripropone i colori e la grafica del simbolo del Partito democratico. Per 16 giorni la Festa nazionale del Partito Democratico ospiterà centinaia di eventi tra spettacoli, dibattiti e soprattutto confronti con esponenti politici dei due schieramenti.
La prima Festa nazionale del Pd è stata presentata oggi nel capoluogo toscano da Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione del partito e Lino Paganelli, responsabile nazionale delle feste del Pd.
Erano presenti Osvaldo Miraglia, responsabile festa PD Firenze e Andrea Barducci, coordinatore metropolitano PD.L'area interessata si estenderà per circa 90.000 metri quadrati, di cui 40.000 coperti. Quattordici saranno gli stand, enogastronomici e non solo, gestiti dal Partito Democratico metropolitano di Firenze.
Saranno allestiti dei veri e propri punti d'incontro tra il partito e i cittadini. Lo scopo è quello di continuare in questo nostro cammino programmatico di avvicinamento della politica alla realtà sociale, anche in vista delle prossime elezioni amministrative.
"Per gli spettacoli - ha aggiunto Osvaldo Miraglia, responsabile fiorentino della Festa - stiamo allestendo un cartellone ricco, capace di soddisfare i gusti di tutti.
Posso soltanto anticipare che chiuderà questa prima festa nazionale Pino Daniele".

Quanti ci leggono e da dove!

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