lunedì 14 settembre 2009

3 ottobre: in piazza per il diritto all’informazione


Riporto un comunicato dei Giovani Ddemocratici di Faenza

Dalla vicenda Boffo alla censura del trailer “Videocracy”. Dai disegni di legge bavaglio alle querele ai giornali. Sono sempre più incisivi gli attacchi alla libertà di informazione in Italia. I cittadini scenderanno in piazza il 19 settembre per rivendicare il loro diritto ad essere informati.

La manifestazione, promossa dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), non sarà una manifestazione di giornalisti nè di partito. “Sarà’un’iniziativa che richiama ai valori della Costituzione. Questa volta infatti è in questione il diritto di ciascun cittadino ad essere informato” ha dichiarato Roberto Natale, presidente della Fnsi.
Dalla querela a Repubblica, accusata di fare domande, al risarcimento richiesto a L’Unità; dall’attacco brutale a L’avvenire, al cannoneggiamento sul tg3, mirato a l’occupazione totale del servizio pubblico; dal disegno di legge sulle intercettazioni, che mira a ridurre la possibilità di fare cronaca giudiziaria, alle proteste operaie che non possono avere dignità di notizia, al blocco della messa in onda da parte di Mediaset e Rai del trailer “Videocracy”, che racconta trenta anni di vita televisiva e politica italiana.
“Non si tratta di una manifestazione “pro-Repubblica”, come qualcuno ha detto. Non è problema di questo o quel giornale, ma è un problema più generale, un attentato ai diritti di tutti i cittadini, e noi non possiamo più rimanere in silenzio” conclude Natale.
L’appuntamento, per chi volesse partecipare, è in piazza del Popolo, a Roma, sabato 3 ottobre dalle ore 16.

Per questo noi Giovani Democratici di Faenza stiamo organizzando un pullman a basso costo (€10,00 il contributo minimo richiesto) che partirà da Piazzale Pancrazi di Faenza alle ore 7.30 per portare giovani interessati a difendere la libertà di informazione e il diritto ad essere infromati. Ci sembrano temi fondamentali e basilari per poter continuare a definire l'Italia un paese democratico.

Scrivete nella bacheca dell'evento su FaceBook(o alla nostra mail gdfaenza@gmail.com) se siete interessati e chiedete tutto ciò che vi interessa.

“Non condivido le cose che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirle.” Voltaire

mercoledì 29 aprile 2009

Franceschini: "Il sì di Berlusconi al referendum umilia la Lega"

ROMA - Il sì di Berlusconi al referendum elettorale umilia la Lega. Questo il commento del segretario del Pd Dario Franceschini all'indomani della dichiarazione con cui il premier ha annunciato che il 21 giugno voterà sì. "Berlusconi più che masochista è surrealista perché vuole abrogare una legge che hanno fatto lui e la sua maggioranza. Nessun problema per noi, visto che Berlusconi tutti i giorni si sta impegnando ad umiliare la Lega, bocciando le ronde, le norme sui Cie e ora dicendo sì al referendum", ha detto il leader democratico al programma di RadioTre "Faccia a faccia".
Ieri, conversando con i giornalisti a Varsavia, il presidente del Consiglio aveva rivelato che intende votare sì alla consultazione sulla legge elettorale: "Non sono masochista. Il referendum dà il premio di maggioranza al primo partito", aveva detto.
Nel corso della trasmissione radiofonica Franceschini ha evitato di commentare le parole di Veronica Lario sulle candidature femminili alle europee. "Preferisco attenermi alla saggezza popolare dei proverbi: fra moglie e marito non mettere il dito. E' una questione pubblica perchè sta su tutti i giornali, ma non può diventare oggetto di un commento politico".

29 aprile 2009 - La Repubblica

Europee, Veronica Lario stronca le candidaure europee del Pdl


«Ciarpame senza pudore». Così, Veronica Lario definisce, in una dichiarazione, l'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. La signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee.
«Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire». Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde che «per fortuna è da tempo che c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile».
«In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».
«Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere». La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: «Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato».
Intanto si sono chiuse le liste per le europee. Il deputato Pd Roberto Giachetti trova stucchevole e ipocrita il dibattito sulle candidature delle “veline”. "Perché non si parla anche dei velini?”, dice. “ Le candidature maschili avvengono forse in modo diverso? Tra queste c'è una selezione di merito? “.
E in effetti fra le ultime novità c'è la candidatura di Emanuele Filiberto di Savoia, reduce dal successo di “ballando sotto le stelle” nelle liste dell'Udc. Il principino si presenta “in nome dei valori della famiglia e cristiani” e, quanto alla sua dote politica dice “conosco la metà dei capi di stato europei e l'altra metà sono miei parenti”.
A proposito di parentele, con Berlusconi correrà anche Clemente Mastella, mentre sembra tramontare la candidatura di Paolo Cirino Pomicino (potrebbe però presentarsi la figlia).
Polemiche ancora aperte sulle candidature femminili del Pdl. Vittoria Franco (Pd) accusa: «La candidatura in massa di veline alle europee da parte del premier è uno scandalo». Ma non si sa ancora quali e quante new entries ci saranno nelle liste Pdl, dove sono riconfermati tutti o quasi tutti gli uscenti.
Il Pd ha chiuso le liste una settimana fa. Dario Franceschini ha deciso di non candidare se stesso nè altri leader come candidati di bandiera, ma solo persone che poi resteranno davvero nel Parlamento europeo. Tra questi c'è il giornalista del Tg1, David Sassoli. Il leader del Pd continua la sua battaglia non solo contro Berlusconi, capolista in tutte le circoscrizioni, ma anche contro il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che ha fatto la stessa scelta. Di Pietro è capolista in quattro circoscrizioni su cinque, nelle Isole il nome di punta è Leoluca Orlando.
Nell'Udc oltre a Emanuele Filiberto di Savoia ci sarà, nella testa di lista, per la circoscrizione nord-ovest Magdi Cristiano Allam.
La sinistra comunista, che mette insieme Rifondazione comunista e Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e Consumatori uniti, sarà l'unica sulle schede elettorali delle europee ad avere falce e martello. «Siamo l'unico voto utile», sostiene Oliviero Diliberto . I capilista: Vittorio Agnoletto nel Nord-ovest e al Sud, il segretario Pdci Diliberto al Centro, Lidia Menapace nelle isole e l'astrofisica Margherita Hack nel Nord-est.
Nel Nord-est si presenta anche la lista Bonino Emma con Bonino (capolista), Marco Pannella, Marco Cappato.

28 aprile 2009 l'Unità

sabato 14 marzo 2009

Romano Prodi rinnova la tessera Pd


Romano Prodi ha rinnovato questa mattina l'adesione al Partito Democratico nel circolo al quale è iscritto, il Galvani, nel centro di Bologna. L'ex presidente del Consiglio era accompagnato dalla consorte, Flavia Franzoni, dal candidato sindaco di Bologna Flavio Delbono e dalla deputata Sandra Zampa.
Prodi e la moglie - ha fatto sapere una nota del Pd - «sono stati accolti con grande calore dai militanti e iscritti presenti e si sono intrattenuti brevemente in un clima informale di cordialità». L'ex premier aveva fatto sapere che avrebbe ritirato la tessera 2009 alla prima occasione possibile, compatibilmente con i suoi numerosi impegni internazionali.
E mentre l'ex primo ministro si recava a rinnovare la tessera c'è stato un incontro non previsto, breve ma molto amichevole, con Piero Fassino. Fassino era ancora in città dopo alcuni appuntamenti politici che lo hanno visto impegnato tra il pomeriggio e la serata di ieri.
Alla notizia del rinnovo della tessera Pd numerose le reazioni dal mondo politico, a cominciare dal segretario democratico Dario Franceschini: «Sono felice, felice politicamente e personalmente. E so che qualche milione di elettori, dell'Ulivo prima e del Pd poi, oggi saranno felici come me».
«Avere in tasca la stessa tessera di Romano Prodi mi mette di buon umore», invece, il commento di Pier Luigi Bersani, responsabile economico del Pd.
«Romano Prodi è con noi e mi sembra che la sua scelta dia ulteriore speranza al nostro progetto, che è quello di dare all'Italia un grande partito riformista. Del resto è sempre stata la grande idea di Romano Prodi» ha sottolineato il presidente del gruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro.

14 marzo 2009 da www.unita.it

giovedì 26 febbraio 2009

"Quei mille capannoni vuoti ecco la nostra arma al Nord"


I giovani del Pd/3. Martina, 30 anni, segretario regionale della Lombardia:
"Nel cuore berlusconiano e leghista si vedono crepe, rilanciamo il valore del lavoro"

di Curzio Maltese



"Bisogna ricominciare dai capannoni". Quali capannoni?
"Quelli costruiti con la legge Tremonti nel Nord Est, una marea di capannoni che va da Novara a Mestre. Tutti vuoti, o quasi. Hanno devastato l'ambiente senza creare ricchezza. E' un monumento all'incapacità del berlusconismo di governare l'economia".
Maurizio Martina, bergamasco, trent'anni, un nome per i prossimi decenni. Una carriera lampo. Segretario bergamasco e poi lombardo dei ds, eletto responsabile lombardo del Pd con un plebiscito (78 per cento) alle primarie di ottobre. Ora è il più giovane della squadra chiamata da Franceschini a rilanciare il partito.
Martina, la sua ascesa non è la più clamorosa smentita all'idea che il centrosinistra sia chiuso ai giovani?
"Forse, ma diciamo la verità. E' più facile avanzare nel vuoto. La Lombardia era ed è considerata dai dirigenti romani una terra di missione. E' difficile trovare candidati alla sconfitta certa".
Ma un partito rassegnato alla sconfitta nella regione di gran lunga più ricca e popolosa d'Italia, che futuro ha?
"Nessuno. Infatti da lì occorre ricominciare, dal Nord".
Un anno fa ha detto che il Pd lombardo puntava a vincere le regionali del 2010. Lo ripeterebbe oggi, nel mezzo del disastro, coi sondaggi al minimo storico?
"Sì, lo ripeto. Nel cuore dell'egemonia berlusconiana e leghista si cominciano a vedere le crepe. Finora loro reggono perché siamo mancati noi, l'opposizione. Ma bisogna fare in fretta. In giugno in Lombardia si vota in due terzi dei comuni".
Secondo i sondaggi, rischiate di essere spazzati via da tutte le città del Nord, a cominciare dalla sua Bergamo, Pavia, Lodi, Cremona, la Provincia di Milano. Da dove prende il suo ottimismo?
"Secondo i sondaggi, Obama non doveva neppure fare le primarie. Questa crisi non è passeggera, come vogliono far credere Berlusconi e Tremonti. Sarà lunga, dura e porterà grandi mutamenti sociali e politici. Non possiamo dire oggi quale sarà il clima del Paese fra tre mesi, non parliamo poi da qui al 2013, quando ci saranno le politiche".
Era anche l'idea di Veltroni, poi si è dimesso.
"Veltroni ha avuto il merito di capire che la questione centrale era la sfida sulla modernità. Sempre e comunque il centrosinistra in questi anni, anche quando ha vinto, è stato percepito come più conservatore dell'avversario. Era Berlusconi il nuovo".
E non è più così? Berlusconi ha smesso di sembrare nuovo?
"Guardi, nel Nord gli imprenditori, di fronte alla crisi, cominciano a capire che le ricette facili di Berlusconi e Tremonti sono scenari di cartapesta, vuoti come quei capannoni. Il bluff dei dazi doganali, l'ideologia leghista del Nord trasformato in fortezza, lo stesso antieuropeismo della destra entrano in conflitto con gli interessi materiali di un territorio che al contrario ha disperato bisogno di tornare a esportare, d'integrarsi sempre di più col resto d'Europa e del mondo".
Non sarà invece che si pensa soltanto a fare i danè, a evadere le tasse col nero e a tenere sotto schiaffo gli immigrati, che così non chiedono l'aumento?
"Mica tutti, mica tutti. Ci sono tanti imprenditori nella bergamasca che sono più a sinistra degli operai. Artigiani e operai che potrebbero vendere domattina e ritirarsi con una montagna di soldi e invece vanno avanti. Non è per soldi, ma per la voglia di fare. La ricchezza è il valore unico della destra, ma il lavoro dovrebbe tornare a essere il nostro valore. Ne guadagneremmo di voti".
Qual è secondo lei l'errore più grave del centrosinistra nel Nord?
"L'ossessione dell'identità. Questo parlarsi addosso e contro, ex democristiani ed ex comunisti. Ma come, Berlusconi è stato tanto bravo a far dimenticare di essere stato ex qualsiasi cosa, dai socialisti alla P2, e noi qui a menarcela con le eredità del passato, invece di studiare il futuro".
E i possibili punti di forza?
"Non c'è dubbio che abbiamo amministrato meglio. Bergamo, Brescia sono diventati modelli di autentico riformismo. Per trovare il riformismo non è che bisogna andare in pellegrinaggio da Blair o da Obama o su Marte, basta considerare quello che i sindaci di centrosinistra hanno saputo realizzare. E magari confrontarlo con il disastro della Moratti a Milano".
I milanesi si lamentano dell'immobilismo della Moratti. Ma intanto quali alternative avete offerto voi?
"Sono d'accordo. Abbiamo parlato d'altro. Bisogna fare opposizione sulle cose. L'Expo era un'occasione e la destra la sta buttando alle ortiche, sono lì a litigare per le poltrone nel consiglio d'amministrazione fra Lega, An e Forza Italia. La vicenda di Malpensa è stato un altro fallimento della destra nei fatti. Non a caso sarà da Malpensa che Franceschini comincerà venerdì a girare l'Italia".
Qual è la prima proposta che farà al nuovo segretario?
"Un esperimento. Proviamo per due mesi a non rispondere a nessuna delle provocazioni di Berlusconi e a parlare di un solo tema, uno solo, la crisi economica".

(26 febbraio 2009 da www.repubblica.it)

mercoledì 25 febbraio 2009

Pd, Franceschini presenta la nuova segreteria: «Non c'è tempo da perdere»


Senza perdere tempo, il segretario del Pd Dario Franceschini comincia a realizzare quanto dichiarato nel suo discorso all'Assemblea Costituente. Nuove dirigenze, e rinnovamento. A partire dalla segreteria: nove persone, la maggior parte giovani. Una decisione presa «in solitudine» e «in fretta, perché mancano solo cento giorni alle europee», afferma il segretario.
Azzerati i vecchi organismi dirigenti, dal coordinamento al governo ombra, l'organismo che guiderà il partito è stato scelto «senza trattare con nessuno», e attingendo dai territori in base alle funzioni istituzionali. La nuova segreteria dunque, oltre che da Franceschini, sarà composta da: Vasco Errani (presidente della Regione Emilia Romagna) (NDR: finalmente!!!!), Sergio Chiamparino (sindaco di Torino), Fabio Melilli (presidente della provincia di Rieti), Maurizio Martina (segretario regionale del Pd in Lombardia), Elisa Meloni (segretario provinciale del Pd di Siena), Federica Mogherini (parlamentare), Giuseppe Lupo (consigliere regionale in Sicilia). Maurizio Migliavacca, che assumerà poi la funzione di dirigente dell'area organizzazione.
«Come mi ero impegnato a fare con l'assemblea che mi ha eletto segretario, ho fatto la mia segreteria in solitudine - dichiara Franceschini - e mi assumo la responsabilità delle mie scelte». «La costruzione di organismi dirigenti di solito richiede tempi di riflessione più lunghi però in questo caso c'era l'urgenza di avere in campo da subito organismi non provvisori», ha chiarito Franceschini. «Oggi mancano cento giorni alle europee quindi non c'è tempo da perdere», ha aggiunto il segretario del Pd.
Per la nuova segreteria politica, Franceschini ha scelto «persone con funzioni istituzionali e legate al territorio che lavoreranno in stretto raccordo con i venti segretari regionali». Migliavacca sarà invece il nuovo dirigente dell'area organizzazione, subentrando a Beppe Fioroni che dirigerà uno dei nuovi dipartimenti. Espletato questo primo passaggio, da domani Franceschini si dedicherà alla individuazione, appunto, dei nuovi responsabili dei dipartimenti tematici. I criteri saranno quelli di «esperienza della materia e attività parlamentare». La scelta sarà fatta coinvolgendo i presidenti dei gruppi e i vicepresidenti delle Camere. Domani pomeriggio i leader Pd incontrerà per la prima volta i segretari regionali, poi alle 20 le assemblee dei gruppi di Camera e Senato. Di' la tua

24 febbraio 2009 dal sito www.unita.it

"Ai vecchi solo due posti su dieci nel partito ci vuole la quota grigia"


Gozi: primo banco di prova le candidature alle Europee
Basta favori a Berlusocni e Di Pietro, il leader sia capace di guardare oltre i capibastone







Il suo slogan potrebbe essere: "Io non sono un autarchico". Quarant'anni, quindici trascorsi in giro per l'Europa, Francia, Inghilterra, Balcani, una lunga esperienza a Bruxelles con Oreja, Prodi e Barroso, prima di tornare in Italia da parlamentare, nelle liste Pd. Sandro Gozi è stato uno dei più critici della linea Veltroni. "Ma non perché sia prodiano o dalemiano o insomma una di quelle etichette là. Semplicemente perché mi ero stufato di fare favori a Berlusconi e a Di Pietro".
Che favori ha fatto il Pd a Berlusconi in questi mesi?
"Uno grandissimo. Aiutarlo a rimuovere la vera questione, la crisi economica. Berlusconi e le sue tv sono stati abilissimi nell'inventarsi un'emergenza al giorno. I clandestini, gli stupri, le intercettazioni, il testamento biologico. Tutte questioni importanti, per carità. Ma la vera priorità, la crisi, in questo modo è stata cancellata. E noi l'abbiamo inseguito sulla sua falsa agenda".
E' passato il messaggio che l'Italia è in qualche modo più al riparo dalla crisi degli altri paesi occidentali. Addirittura all'estero ci invidiano Tremonti.
"Siamo riusciti a regalare a Tremonti la fama di gigante del pensiero economico. Grottesco. E' stato ed è un ministro disastroso, a tratti dilettantesco. I suoi libri sono un impasto di vecchi motivi riciclati, come certe canzoni di Sanremo. Viaggia in ritardo perenne. Nel 2003, quando occorreva essere rigorosi, fece saltare i patti di stabilità. Ora che bisognerebbe essere più elastici davanti alla crisi, riscopre il rigore. Il problema è che l'opposizione non se ne accorge neppure".
Non c'è stata abbastanza attenzione per l'economia nei vertici del Pd?
"Non c'è attenzione per la realtà. E non c'è competenza. Si orecchiano le mode mediatiche, su tutti gli argomenti. Non si studiano i problemi, le polemiche sono superficiali, nominalistiche".
Diranno che è la solita tirata del tecnico contro il politico.
"I capibastone vanno avanti su queste dicotomie d'altri tempi. Tecnici e politici, politica e società civile. Fesserie di cui si discute ormai soltanto in Italia. La verità è che nessuno di loro mette mai il naso fuori dall'orticello dell'identità di corrente".
Ora va molto il conflitto generazionale, vecchi contro giovani. Si pensa alle quote giovanili, oltre a quelle rosa.
"Guardi io vorrei proporre la quota grigia, per gli anziani. Si stabilisce che per statuto gli ultracinquantenni con più di due mandati hanno diritto al 20 per cento dei posti. Che è più o meno quanto accade di fatto negli altri partiti riformisti d'Europa".
Buona idea. Si potrebbe cominciare dalle liste europee?
"Quello è il test vero della segreteria di Franceschini. Ha detto che vuole cambiare e io gli ho creduto. Facciamo una rivoluzione. Alle europee, invece dei soliti ripescati, proviamo a candidare gente competente, che magari conosce anche qualche lingua. Non l'ha mai fatto nessuno, né a destra né a sinistra. Col risultato che in Europa contiamo sempre meno. Secondo me gli elettori del centrosinistra ci premierebbero. Certo, finora i nomi che si sentono vanno nella direzione opposta".
Infatti gli elettori del centrosinistra premiano Di Pietro. Perché?
"Merito nostro. Mai una scelta netta, un'idea chiara, una parola comprensibile. Ma se tornassimo a fare il nostro mestiere, Di Pietro sparirebbe in pochi mesi".
Ne è proprio sicuro?
"Sì. E' un Berlusconi rovesciato. Guida un partito personale, è un demagogo, non c'entra nulla con la storia della sinistra, non solo italiana. Non c'entra nulla con nessuna forza riformista presente in Europa. I nostri elettori lo votano per disperazione, non certo per convinzione".
Però Di Pietro è anche l'unico che ancora parla di conflitto d'interessi, dell'anticostituzionalità delle leggi sulla giustizia, delle continue interferenze del Vaticano. E' soltanto giustizialismo, estremismo, populismo?
"Per nulla. Aver lasciato cadere il conflitto d'interessi è stato un altro errore. Alla fine, perché abbiamo perso in Sardegna, col miglior candidato possibile? Perché Berlusconi ha usato, e bene, le sue tv nazionali contro Soru. Del caso Mills si è parlato nei telegiornali francesi e tedeschi più che in quelli italiani. L'Europa ci guarda con preoccupazione, e tanta. Quanto al tema delle ingerenze della Chiesa, stiamo andando anche lì serenamente verso una deriva autarchica, incomprensibile oltre Chiasso. Ma anche di qua dal confine. In fondo il 70 per cento degli italiani, nel caso Englaro, si è pronunciato contro la visione delle gerarchie ecclesiastiche. Peccato, ancora una volta, non essersene accorti".
Franceschini ce la farà?
"Se guarda oltre il fumo dei vertici di leader, scoprirà che il partito è pieno di risorse, di giovani e non giovani che hanno una gran voglia di fare politica, quella vera".

25 febbraio 2009 dal sito www.repubblica.it

Sicuramente provocatorio, ma personalmente credo non sbagli molto........
Ilaria

Quanti ci leggono e da dove!

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